Le vacanze degli italiani in Camper, Caravan e nelle strutture all’Aria Aperta

La vacanza in campeggio è stata, per molti italiani, il battesimo alla villeggiatura. Da bambini con i genitori o da più grandi, nella prima avventura da soli, con gli amici o la fidanzata, il campeggio occupa un posto importante nella memoria nazionale.

Con il passare del tempo, cambiando gli stili di vita, i tempi di lavoro, aumentando le tipologie di offerta, anche il campeggio ha perso i suoi valori iniziali, per evolversi in una struttura – borgo. Numerosi servizi permettono una completa autonomia dall’esterno, e una offerta articolata tra attrezzature di proprietà dell’ospite (tende, camper, caravan) e di proprietà della struttura (roulotte, bungalow, ancorati o meno al suolo) attirano ospiti con un ventaglio di richieste e di capacità di spesa ampio. Lo sviluppo del Camperismo poi ha aggiunto una nuova tipologia di italiano in vacanza: quello itinerante, che articola i suoi spostamenti su itinerari spesso internazionali, spesso refrattario al pernottamento nelle strutture organizzate ma che, dopo un ampio periodo di libertà di spostamento e di sosta, ha dovuto fare i conti con restrizioni di accesso e di pernottamento.

Con questa piccola indagine, vogliamo vedere cosa rappresentano oggi gli italiani, nei numeri, per le vacanze in campeggio, villaggio turistico o itinerante.

Lo Stato Italiano classifica i campeggi e i villaggi turistici come “strutture ricettive all’aria aperta”. Questo genera spesso confusione con il prodotto “vacanza all’aria aperta”, nato con lo sviluppo del trekking e dei diversi itinerari e vie tematiche.

Chi invece pernotta in un’area di sosta, frequenta una “struttura ricettiva di mero supporto”: forse lo scarso richiamo della definizione ne spiega il relativo sviluppo?

La definizione accattivante di “struttura all’aria aperta” non ha evitato tuttavia una crisi di sistema per quanto riguarda l’appeal verso gli italiani: 11% (Fonte ISTAT, Movimenti nelle Strutture Ricettive) di notti in meno in dieci anni, nonostante una ripresa seguita al minimo storico del 2014. La perdita di presenze di italiani non è generalizzata: in alcune regioni le presenze sono aumentate, con valori che vanno dal +8% circa di Valle d’Aosta e Liguria al +26% della Marche e al +44% del Lazio. Pesanti invece le perdite del Friuli Venezia Giulia, dove i dati dell’ISTAT segnalano quasi il 60% in meno di notti di italiani, della Sicilia, del Molise e del Piemonte, che risentono di diminuzioni superiori al 40%.

La ragione del calo è da cercare principalmente nella riduzione della durata delle vacanze: la permanenza media nei campeggi e villaggi turistici scende del 15%, passando da 8,1 notti del 2008 a 6,8 del 2017 mentre gli arrivi crescono del 4,5%.

Nel decennio, analizzando tutte le tipologie di strutture ricettive, il dato dei campeggi è quello peggiore, rispetto a una lieve diminuzione degli alberghi (-1,5%) e alla crescita del 13% delle strutture extralberghiere (graf.2).

La ricerca “Viaggi e Vacanze degli Italiani”, realizzata ogni anno da ISTAT, ci presenta, invece le abitudini di spostamento per tempo libero e lavoro. Nella indagine sono rilevati i “viaggi”, intesi come escursioni e come soggiorni con pernottamento, in relazione a diverse variabili, tra le quali il mezzo di trasporto utilizzato. Secondo la rilevazione, nel 2017 i viaggi in Camper degli italiani sono stati poco meno di un milione, l’1,5% del totale, dei quali il 20% verso l’estero (graf.4 e 5).

Il numero di viaggi degli italiani è sensibilmente diminuito nell’arco di dieci anni, sia in generale (-46%), sia specificatamente con i veicoli ricreativi ( -64%). Solo negli ultimi quattro anni il calo segnalato per i viaggi in Camper e in Caravan è stato del 24%. Nel decennio tra il 2008 e il 2017 i viaggi in Italia sono diminuiti del 36%, mentre sono aumentati sensibilmente quelli verso l’estero, rendendo meno pesante la diminuzione totale. Nel lungo periodo, nei dati dell’ISTAT, leggiamo chiaramente la crescita nel decennio tra il 1998 e il 2007 e il calo in quello successivo, con una differenza non troppo marcata tra chi utilizza camper e caravan e chi si è mosso con altri mezzi (-32% contro -29%), ma con aumenti e diminuzioni molto più veloci per i primi (graf.6).

La terza fonte di dati sul turismo è quella relativa ai viaggi internazionali, in e out, prodotta dalla Banca d’Italia. Secondo tale indagine nel 2017 gli italiani hanno fatto circa 350 mila viaggi in camper o in motorcaravan all’estero, passandovi 3,5 milioni di notti. L’incidenza sul numero totale di viaggi all’estero è bassa: solo lo 0,5%. La durata maggiore, 9,9 notti contro 4,3, fa salire però ad oltre il doppio (1,3%) il peso delle notti passate fuori confine. La spesa dei “camperisti”, pari a 124 milioni di euro, corrisponde anch’essa allo 0,5% del totale. Equivale a 36 euro a notte circa, quasi 54 euro in meno dei restanti viaggiatori, che tuttavia devono affrontare costi superiori in intervalli di tempo più brevi per il pernottamento e il viaggio rispetto a chi si muove con un mezzo autonomo (graf.7).

Anche per l’estero i dati del turismo itinerante segnalano elementi di preoccupazione: in dieci anni i viaggi sono diminuiti del 3% a fronte dell’aumento del 23% delle altre modalità di soggiorno. Peggio per le notti, calate del 10%, a fronte della crescita del 14% delle restanti modalità di viaggio. La spesa per notte si è ridotta del 4% contro l’aumento generalizzato del 8% (graf.8). Più luci che ombre, quindi, sul turismo in camper, caravan e motorcaravan, ma allo stesso tempo un po’ di ottimismo legato a seppur deboli segnali di ripresa, per una forma di viaggio che, in un quadro di norme e di visioni più ampie, può portare benefici ai territori e piacere a un viaggiatore appassionato.

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